Acciaio, andamento e prospettive del mercato dei prodotti siderurgici

Torniamo sul tema dell’acciaio, del ferro, dei metalli ferrosi, visto che, nel recente passato, abbiamo trascurato questo argomento, a favore di altri temi.

Nel nostro precedente resoconto, dal titolo “Metalli non Ferrosi, Acciaio, Petrolio, inizio d’anno traumatico”, pubblicato lo scorso 7 gennaio, avevamo toccato questi argomenti rilevando, da un lato, il pessimo umore degli operatori del settore (mutatosi improvvisamente in panico a seguito delle scosse del mercato azionario cinese e del calo dello yuan) dall’altro le voci di nuove eccedenze di merce nei porti cinesi ed i rischi per il futuro del mercato internazionale, sul quale gravano condizioni di accresciuta competitività cinese e russa, grazie al vantaggio commerciale derivante (anche) dalla svalutazione monetaria.

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L’idea di un ulteriore peggioramento delle condizioni del mercato, a breve termine, si sta materializzando nella mente dei rivenditori e dei titolari di centri di distribuzione che, a conti fatti, hanno registrato un ultimo bimestre drammatico, con calo di vendite a due cifre (rispetto al 2014) ed una situazione, al sud, ancor più difficoltosa di quella delle regioni forti del Nord Italia.

Il mercato europeo (per ciò che più interessa in questa sede) soffre di una cronica debolezza di cui non si vede la fine e, se è vero che c’è un crescente malumore, misto a diffidenza, rispetto all’invasione di prodotti cinesi, a ben vedere, quegli stessi prodotti cinesi sembrerebbero far gola a tutti, per ovvie ragioni.

Ricorre, nelle conversazioni dei commerciali, il tema del protezionismo e di eventuali iniziative future che potranno essere adottate per contrastare l’invasione di prodotti stranieri a basso prezzo. Non pare esserci molta fiducia, tuttavia, nella tempestività ed efficacia di eventuali azioni di contrasto, in ambito Eurofer. 

Diversamente, complice forse l’anno elettorale, l’atteggiamento americano potrebbe diventare progressivamente più rigido, nel corso del 2016. Gli americani, peraltro, esortano l’Europa a “tenere i dazi nei confronti della Cina”. Si ricordi, tra le altre cose, che la Commissione Europea dovrebbe decidere sullo stato di economia di mercato della Cina in febbraio, fatto che, lasciando inerme l’industria europea di fronte all’avanzata del prodotto cinese, potrebbe aggravare ulteriormente le condizioni del commercio di materiale siderurgico, nell’Europa Unita, assestando il colpo di grazia alle nostre imprese. 

In questa partita, in ogni caso, il mondo continua a giocare di rimessa, rispetto alla Cina, che perservera nelle proprie strategie di lungo periodo, con una visione del futuro (giusta o sbagliata che sia) chiara e precisa, soprattutto in funzione dell’obiettivo tendenziale di accrescere le proprie quote di mercato, anche (e soprattutto) grazie alla crisi. 

Con questa visione del futuro, unita a dinamismo ed enorme capacità finanziaria, si muovono i cinesi, mentre il resto del mondo non risce a reagire in modo adeguato ai rischi che corre. Si pensi, ad esempio, alla recentissima iniziativa cinese di modifica delle normative edilizie, nel senso di imporre l’utilizzo di una maggiore quantità di acciaio, col fine ultimo di assorbire gli eccessi di offerta interna, mentre in Italia, ad esempio, ancora non si vedono segnali precisi e concreti, definitive soluzioni alla vicenda di un colosso industriale come ILVA  che, per potenzialità e dimensioni, potrebbe essa stessa far concorrenza alla Cina, contribuendo a risollevare le sorti del nostro Paese e della tradizione siderurgica italiana.

Tornando al futuro del settore e osservando l’attuale mercato, si potrebbe pensare ad un’evoluzione nella quale saranno determinanti, soprattutto, le dinamiche e le tendenze di Cina, Russia, Turchia, Algeria, Brasile.

Nei nostri Report stiamo seguendo i fili che legano i rapporti commerciali tra questi Paesi, al tempo stesso tramutandoli in previsioni sul futuro dei prezzi, nel mercato internazionale.

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I primi segnali di questo nuovo anno, iniziato di fatto solo lo scorso lunedì 11, vedono recedere di nuovo il prezzo del rottame ferroso, rispetto allo spunto rialzista che, pur in un mercato dell’acciaio estremamente debole, aveva caratterizzato gli ultimi giorni di dicembre. Le acciaierie tornano ad imporre sconti cui i rottamai sono costretti ad adeguarsi.

L’unica categoria che continua a mostrarsi interessante è quella dei laminati mercantili, in cui si spuntano i 470 – 500 euro a tonnellata. Nessun segnale di miglioramento, al contrario, per coils, lamiera spianata da coils, tubolari saldati, tutta merce al di sotto, anche sensibilmente, dei 400 euro.

Resta degna di nota la tendenza delle importazioni algerine di tondo per cemento armato e, anche qui, si parla di Cina…

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