Metalli, aspettando il 2016, uno sguardo al 2015

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Tra qualche settimana pubblicheremo, in esclusiva per i nostri clienti, il nostro Report Annuale, contenente analisi e previsioni sul 2016, riferite ametalli ferrosi e non ferrosi, petrolio, euro-dollaro, valute, preziosi

Nell’attesa ricapitoliamo, negli stralci che seguono, alcune delle cose affermate quasi 12 mesi fa, a proposito del 2015, nel Report Annuale 2015 destinato ai nostri clienti.

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REPORT GENNAIO 2015, Metalli Industriali, Materie Prime, Cambi 

Fattori negativi per economia e mercati nel 2015

– Le probabilità di una significativa ripresa dell’economia cinese sono, a nostro avviso, assai scarse. Una complessa serie di elaborazioni e analisi condotte con le nostre metodologie ci porta, al contrario, a ritenere che ci siano elevate probabilità che il tasso di crescita pronosticato dal Governo per il 2015 non sarà rispettato e che la congiuntura del Paese sia destinata a un prolungato periodo di fiacchezza, con forti rischi di andare oltre le aspettative più pessimistiche. Come segnaliamo, da  diversi anni, la inevitabile necessità di trasformare il proprio modello economico, adeguandolo ad una realtà radicalmente mutata, implicherà un lungo periodo di rallentamento economico, rispetto ai tassi di crescita cui siamo stati abituati nell’ultimo decennio, in particolare prima della crisi 2008.

– Le nostre analisi condotte sulla dinamica del mercato immobiliare cinese (e sue correlazioni con l’economia in generale), sull’andamento dei consumi elettrici, sulle prospettive del costo dei noli per il trasporto merci, su un insieme di altri indicatori che fanno parte del nostro metodo, ci fanno ritenere molto improbabile, per tutto l’anno 2015, qualsiasi seria e solida ripresa della congiuntura in Cina. Non siamo così pessimisti, al contrario, sul sistema finanziario cinese che, seppure pervaso da gravi rischi, dovrebbe riuscire a resistere (per una serie di valide ragioni) all’impatto del mutamento del modello economico che Pechino sarà costretta ad adottare in futuro. La dinamica  dei consumi interni, degli investimenti privati, a nostro avviso ed infine, non potrà fornire il supporto indispensabile ad una rapida uscita dall’attuale fase di stallo, ancora per un tempo abbastanza lungo.

– Condizioni finanziarie molto più restrittive per il finanziamento dell’acquisto di metalli e materie prime in Cina dovrebbero impedire il ripetersi delle speculazioni che hanno contribuito, negli ultimi anni, al rialzo dei prezzi.

– La fragilità del contesto economico internazionale non favorisce il ritorno della speculazione e dell’investimento finanziario nel settore delle materie prime.

(…)

                           RAME (LME 3 mesi)

Le nostre proiezioni, basate sull’insieme dei fatti noti allo stato attuale, indicano, per i prossimi 12 mesi, una “forbice” di prezzi di 6.800 – 4.500 $.

                      ALLUMINIO (LME 3 mesi)

Le nostre proiezioni, basate sull’insieme dei fatti noti allo stato attuale, indicano, per i prossimi 12 mesi, una “forbice” di prezzi di 2.040 – 1.680 $.          

                                Petrolio (WTI)

– Il petrolio ha raggiunto, esattamente, i minimi pronosticati, con grande anticipo, lo scorso anno e come pensavamo, senza subire i contraccolpi del deterioramento dello scenario geopolitico. Per l’anno in corso riteniamo che le quotazioni del WTI, al barile, potrebbero oscillare in un’area compresa tra i 65  e i 32 $.

                                 ORO

I nostri sistemi non vedono ancora terminata la fase ribassista, secondo la prospettiva già indicata in precedenza nelle nostre reportistiche.

La nostra previsione annuale è di un movimento in un’area di valori compresa tra 950 e 1.450 $ oncia.

                            ARGENTO

La nostra previsione annuale è di un movimento in un’area di valori compresa tra 11.00 e 20.00 $ oncia.

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                       Baltic Dry Index

– La continua caduta dei corsi del Baltic Dry Index, efficace indicatore del costo dei noli internazionali per il trasporto marittimo delle merci non liquide (ormai di nuovo in prossimità dei minimi assoluti dal 1986, in area 650), non consente alcun ottimismo sulla dinamica futura della congiuntura internazionale e, soprattutto, sull’andamento delle materie prime maggiormente legate ai cicli economici.

– Una prevalente debolezza per l’economia dei Paesi BRICS e degli emergenti in generale dovrebbe connotare lo scenario economico internazionale, in una prospettiva a 12 mesi, in conseguenza dell’azione combinata del rallentamento dell’economia cinese, del pesante calo dei prezzi delle materie prime sui mercati internazionali, dell’aumentato rischio geopolitico, a livello globale (cosa che favorisce un ritorno degli investimenti in USA ed Europa).

– La banca centrale americana comincerà a mostrare segnali di irrigidimento della politica monetaria e manifesterà l’intenzione di voler preparare i mercati al primo rialzo dei tassi di interesse. Non riteniamo probabile, tuttavia, che ciò possa avvenire prima della metà del 2015. In ogni caso, il calo dei prezzi delle materie prime dovrebbe impedire il riaccendersi dell’inflazione (sia in USA che in Europa).

– Le quotazioni del rame, in forte discesa sui mercati internazionali, restringono significativamente la divergenza in atto da lungo tempo rispetto ai prezzi degli altri metalli industriali confermando, in prospettiva, un rallentamento dell’economia internazionale. Ricordiamo che, per lungo tempo, le quotazioni del rame sono state un efficace barometro dei cicli economici.

– Il rischio geopolitico dovrebbe contribuire al ritorno degli investimenti in Stati Uniti ed Europa, con beneficio del dollaro ed effetti negativi sui Paesi emergenti (ma positivi per Europa ed USA).

In sintesi, per l’anno 2015 vediamo un miglioramento della situazione europea, stabilità per quella degli USA (dove la ripresa economica è già in corso da tempo), ma difficoltà per le altre maggiori aree del mondo, che sono quelle che negli scorsi anni hanno trainato la crescita mondiale. Tale situazione porterà ad un ribilanciamento rispetto agli squilibri economici del passato, in cui abbiamo visto una forte e costante crescita degli emergenti a fronte di una certa fiacchezza delle maggiori economie dell’Occidente più avanzato.

Vogliamo precisare, tuttavia, che questa situazione sarà temporanea e non implica, per il futuro, un radicale mutamento delle tendenze in atto, nel lungo periodo. In altre parole, terminata questa fase di transizione per le economie emergenti verso modelli economici più evoluti, queste stesse economie torneranno a espandersi con un nuovo vigore, con più forti prospettive di sviluppo, rispetto a Stati Uniti ed Europa.

– Nello stesso tempo occorre tenere presente che il probabile miglioramento per l’economia europea e la continuazione della crescita americana non sono il risultato della definitiva soluzione dei nodi critici strutturali che hanno caratterizzato l’ultimo decennio (a livello finanziario, monetario, politico), ma più semplicemente la conseguenza di un temporaneo ribilanciamento delle tendenze in atto, dovuto a importanti ragioni economiche e geopolitiche (crisi nei Paesi emergenti, tensioni internazionali relative alle sfere d’influenza tra potenze vecchie e nuove).

Fattori positivi per economia e mercati nel 2015

– La congiuntura americana è  ancora l’unica fonte di sostegno, nello scenario economico internazionale. L’economia è in crescita, il sistema economico finanziario ha saputo (unico al mondo) ritrovare la stabilità, dopo la crisi del 2008. Ci sembra verosimile che, nel prossimo futuro, l’Europa Occidentale risenta positivamente di tale tendenza,  considerati i fattori che seguono.

– La Bce ha comunicato l’adozione di misure straordinarie di stimolo monetario, secondo le nostre anticipazioni dei mesi scorsi. Data l’entità delle misure annunciate, riteniamo probabile che una parte delle risorse immesse nel sistema finanziario possa, finalmente, raggiungere anche imprese e famiglie, spingendo così, di nuovo, l’economia della Zona Euro. La Bce ha deciso di seguire, a grande distanza di tempo, la strada intrapresa (con successo) dalla Federal Reserve americana, dopo la crisi del 2008. Da questo ritardo ha origine, in parte, la divergenza in atto tra la congiuntura statunitense e quella europea. In una situazione di diffuso pessimismo sul futuro, tuttavia, non si può essere sicuri che imprese e famiglie decidano di approfittare di questa nuova opportunità, almeno in un primo momento. In ogni caso, sembra ragionevole che l’impatto delle misure promesse  dalla Bce possa cominciare a stimolare la congiuntura tra il terzo ed il quarto trimestre dell’anno in corso, momento in cui potrebbero cominciare a manifestarsi inequivocabili segnali di ripresa economica in Europa (ed anche in Italia).

– Il ribilanciamento in atto sui mercati valutari, rispetto alle tendenze dello scorso decennio, ha portato ad un notevole apprezzamento del dollaro americano (valuta di riserva del sistema dei cambi). Tale fatto dovrebbe comportare una spinta importante per l’economia europea (in particolare per Italia e Germania) e riteniamo ragionevole che, già dal secondo trimestre dell’anno, qualche positivo riflesso sull’export (in particolare italiano) sia destinato ad emergere. Siamo portati a pensare che una relativa forza del dollaro americano rispetto alle altre valute possa caratterizzare, pur tra alti e bassi, tutto l’anno 2015.

                                    Cambio Euro-Dollaro

– Il rafforzamento del dollaro nei confronti dell’euro dovrebbe, a nostro avviso, essere ormai nella sua fase finale, a seguito della quale dovremmo assistere ad un consolidamento delle quotazioni e ad un successivo recupero. Il nostro pronostico per il 2015, allo stato attuale, è moderatamente favorevole all’euro, che negli ultimi mesi ha eccessivamente subito la forza della valuta statunitense, anche per ragioni di natura “tecnica” (i mercati tendono sempre a muoversi da un estremo all’altro e l’”overshooting”, tipico sia nelle fasi rialziste che ribassiste, è dovuto a fattori che non sono in relazione con un naturale rapporto domanda-offerta, ma con ragioni tecniche (…). Pur non potendo escludere un ulteriore arretramento del cambio, anche fino all’area 1.0800, saremmo più propensi a pensare, per il 2015, ad un range di valori compreso tra (…). Il graduale miglioramento della congiuntura europea, nell’arco dell’anno, dovrebbe contribuire ad un recupero dei prezzi dai minimi già raggiunti, o da un eventuale nuovo minimo, nell’area sopra indicata.                              

– La discesa del prezzo del petrolio e delle altre materie prime darà un decisivo contributo al miglioramento economico in Occidente, liberando risorse che le famiglie potranno nuovamente destinare a consumi. Tale effetto, tuttavia, dovrebbe iniziare a sentirsi soprattutto nella seconda metà dell’anno, una volta consolidato il movimento ribassista dei corsi delle commodities.

– Tagli di produzione e degli investimenti dovrebbero, nel tempo, contribuire a riequilibrare il rapporto domanda-offerta nel settore dei metalli non ferrosi e ferrosi ed in altre materie prime (ma non nel settore petrolifero). Il possibile ritorno degli acquisti da parte dello Stato cinese va considerato, di nuovo, tra i fattori di supporto ai prezzi delle materie prime. Una maggiore concorrenza tra i Paesi produttori, tuttavia, dovrebbe contribuire a tenere sotto controllo le quotazioni.

– La crisi e il ribasso dei corsi potrebbe facilitare l’acquisizione di posizioni dominanti sul mercato dei metalli di base, con aumento del rischio di manipolazioni dei prezzi come quelle viste più volte, nel recente passato.

                           Rischio Geopolitico

– Il rischio geopolitico e l’aumentato rischio terroristico, paradossalmente, potrebbero avere un effetto positivo (per Europa ed USA), contribuendo a ricompattare l’Occidente e, in particolare, i Paesi dell’Europa occidentale, nell’ambito dell’alleanza NATO, ricreando condizioni di chiusura verso est che, a nostro avviso, potrebbero favorire un ritorno degli investimenti nell’Europa occidentale stessa, viste le perduranti difficoltà economiche negli altri Paesi del mondo. In simili circostanze sarà inevitabile ritrovare e mantenere una maggiore stabilità sociale all’interno dell’Unione Europea e della Zona Euro e, per questo motivo crediamo possibile anche un futuro alleggerimento delle misure di austerità imposte, negli scorsi anni, ai Paesi meno virtuosi, tra cui l’Italia. Più in generale si potrebbe pensare anche a un ridimensionamento (forse temporaneo) del processo di globalizzazione e delle sue conseguenze più deleterie per Europa e Stati Uniti.

                                       Economia di guerra

– L’evoluzione geopolitica degli ultimi anni, le continue tensioni in Medio Oriente e Nord Africa, il riaccendersi del rischio terroristico, sono anche il risultato degli attriti in corso tra potenze vecchie e nuove, a seguito della fine degli equilibri storici tra Est e Ovest, nell’ultimo decennio del secolo scorso. La ridefinizione delle sfere d’influenza tra grandi potenze è in corso e occuperà ancora diversi anni nei quali, verosimilmente, la tendenza al riarmo dovrebbe continuare a crescere, per l’accresciuto rischio di conflitti. Questa situazione dovrebbe portare ad un ulteriore aumento per la spesa militare delle potenze emergenti e ad una ripresa dell’investimento nella difesa, nelle potenze più avanzate. Si tratta di fattore molto importante per il futuro andamento dell’economia mondiale.

(…)

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       SCENARIO E STRATEGIE 2016

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