Metalli Industriali, Petrolio, Dollaro, spunti dai Report (annuale – mensili) 2014

Pubblichiamo di seguito alcuni brevi spunti tratti dal nostro Report annuale 2014 e dai successivi Report mensili.

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Gennaio 2014

– Tagli produttivi e restrizioni destinate a rimuovere parte dell’offerta dal mercato potrebbero ancora verificarsi e contribuire a far salire le quotazioni dei metalli. Tendenze di tipo protezionistico, finalizzate a salvaguardare la situazione interna di alcuni Paesi potrebbero influire in tal senso. Inoltre, crescenti tendenze di tipo nazionalistico (in particolare in Africa), limitando l’operatività delle imprese straniere, potrebbero restringere l’offerta. In alcuni Paesi del Sudamerica, peraltro, potrebbero essere modificate in senso peggiorativo la politica delle quote e l’imposizione fiscale sulle aziende straniere operanti nel settore minerario, con conseguente riduzione delle attività.
– Il comportamento del dollaro dovrebbe tornare a condizionare l’andamento del mercato delle commodities soprattutto nella seconda metà dell’anno, dopo il periodo recente in cui la correlazione tra la valuta statunitense ed i prezzi delle commodities  si era decisamente allentata.
– La Cina e più in generale i Paesi BRICS si trovano in una fase di delicata transizione verso nuovi modelli economici meno legati a produzione-esportazione. Inoltre tali Paesi dovranno affrontare le inevitabili trasformazioni politiche derivanti dai cambiamenti delle loro società, soprattutto nell’ultimo decennio. In tale situazione, secondo la nostra opinione, i tassi di crescita a due cifre registrati nel passato resteranno un ricordo e la congiuntura nelle aree emergenti non sarà di grande aiuto alle quotazioni delle commodities. Riteniamo pertanto che, in assenza del decisivo supporto dei BRICS, i mercati delle materie prime più legate ai cicli dell’economia, nel 2014, dovrebbero avere un andamento meno nervoso e volatile e potrebbero tornare a muoversi seguendo i fondamentali nel breve termine, più che le attese future di sviluppo dell’economia internazionale. Ciò vale qualora la congiuntura in Asia rimanga almeno stabile. Tuttavia, qualora i processi di trasformazione delle economie emergenti abbiano un’evoluzione meno ordinata e tranquilla del previsto, dando luogo, ad esempio, a fatti destabilizzanti per economia e mercati (tra cui al primo posto occorre citare la possibilità di una crisi finanziaria e bancaria in Cina) ci potranno essere conseguenze estremamente pesanti, soprattutto per i prezzi delle materie prime.
– Il recente crollo violento e rapido (-40%) del Baltic Dry Index, che misura i costi del trasporto marittimo delle più importanti merci non liquide, indica prospettive decisamente negative per economia e commercio internazionale nei prossimi tempi, diversamente dai vari dati congiunturali che, nella maggior parte dei Paesi, mostrano una tendenza all’accelerazione dell’economia.

Febbraio 2014

– La perdurante tranquillità dei mercati finanziari, a nostro avviso, non è fondata su basi solide, ma sull’estrema generosità delle politiche monetarie nel mondo; ciò potrebbe generare un pericoloso senso di sicurezza negli operatori, spingendoli a sottovalutare i rischi ancora presenti nello scenario che, a nostro avviso, sono molti e di particolare gravità. Le turbolenze sui mercati si verificano, tipicamente, in momenti come questi, ovvero quando il tranquillo andamento dei mercati nel tempo è riuscito a modificare in positivo la psicologia degli operatori che tendono a diventate meno guardinghi. E’ sempre opportuno ricordare, pertanto, che i nodi strutturali venuti alla luce durante le crisi degli anni passati non sono stati risolti alla radice, ma solo temporaneamente disattivati per mezzo di politiche monetarie e, più in generale di interventi pubblici, che ne hanno rinviato la soluzione avanti nel tempo. Non è possibile dire con precisione quando, ma il processo di normalizzazione delle politiche monetarie, con il ritorno a tassi di interesse a livelli storicamente normali, è destinato comunque a verificarsi e ciò non potrà avvenire in modo indolore e senza traumi per l’economia ed i mercati del mondo.
– La situazione geopolitica internazionale sta generando nuove tensioni. La possibilità di una degenerazione della situazione in Ucraina manterrà forte nervosismo tra gli operatori, impedendo una rivalutazione dei prezzi delle commodities. La situazione in Ucraina, inoltre, non è la sola a preoccupare. Il rischio relativo a diversi Paesi emergenti è salito fortemente e continuerà ad incidere ancora a lungo sullo scenario internazionale.

Marzo 2014

– Ci sono ancora condizioni che fanno pensare a eccessi di offerta delle materie prime più legate ai cicli economici, per il 2014, anche se la situazione sembra destinata ad un progressivo miglioramento, soprattutto per i metalli diversi da rame ed alluminio. Ciò vale anche per il petrolio e carbone che non sembrano destinati ad un particolare aumento dei prezzi né a condizioni di mercato particolarmente volatili.

Aprile 2014

– Il recente recupero dei prezzi dei metalli industriali dai minimi dell’anno non è da attribuirsi a migliorate prospettive di crescita economica, ma a rinnovate speculazioni su possibili nuove misure di stimolo all’economia da parte del Governo cinese, oppure alle limitazioni all’export introdotte dai governi di alcuni paesi produttori. La tendenza positiva del mercato potrà continuare ancora un po’, anche per il ritorno all’opera da parte di fondi specializzati, fondi speculativi ed altri investitori finanziari. E’ inevitabile, tuttavia, che ad un certo punto i prezzi ritornino a fare i conti con i fondamentali e con l’economia reale, soprattutto cinese.
– Le quotazioni del Baltic Dry Index (misura dei costi del trasporto marittimo delle più importanti merci non liquide) permangono su valori estremamente depressi e non lontani dai minimi dello scorso anno, registrati nella primavera. Tenuto conto che i valori correnti sono nell’area 950 punti e che i minimi storici assoluti furono in area 600, mentre le quotazioni di prima della crisi 2008 giunsero in zona 12.000, si può facilmente dedurre da questo affidabile indicatore che qualunque ripresa solida e sostenibile dell’economia internazionale è ancora lontana e molto improbabile, nel breve-medio termine.
– Il driver fondamentale per i prezzi delle materie prime più legate al ciclo economico continua ad essere la Cina. Anche un recupero del tono congiunturale in Europa e Stati Uniti non potrà influire molto sull’andamento dei prezzi delle commodities e comunque non in modo duraturo. La situazione dell’economia cinese evidenzia ancora molti nodi critici, mentre gli indicatori economici appaiono particolarmente deboli, ancora una volta in accordo con le nostre previsioni formulate lo scorso anno.

Maggio 2014

– Pesanti incognite e rischi continuano a gravare sui settori immobiliare e finanziario cinese. In altre parole, non ci sono ancora condizioni tali da giustificare una solida ripresa dei corsi delle materie prime più legate al ciclo economico tenuto conto, inoltre, di tutti gli altri fattori di rischio che continuano a dominare lo scenario.

Giugno 2014

– La ripresa dei corsi dei metalli industriali potrà continuare ancora un po’, ma essa non appare legata ad un serio miglioramento del tono dell’economia internazionale, come evidenziato dall’andamento del Baltic Dry Index (si veda nota nella colonna a destra). Nonostante i dati economici cinesi continuino a migliorare, il raffreddamento del mercato immobiliare non fa pensare ad un’uscita rapida dalla crisi ed il ritorno ai tassi di sviluppo del passato resterà, molto probabilmente, un miraggio.
– Le inchieste cinesi al porto di Quingdao  relative a possibili abusi nelle pratiche di importazione e acquisto di metalli non hanno ancora avuto conseguenze negative sull’andamento dei prezzi di mercato. Permane, tuttavia, una certa tensione tra gli operatori, unita alla perplessità derivante da questo ennesimo scandalo avente ad oggetto alcune materie prime di primaria importanza.

Luglio 2014

– La banca centrale statunitense sta mostrando inattesi segnali di voler preparare i mercati ad un ritorno alla normalità per i tassi d’interesse. Già nella prossima riunione della Federal Reserve, prevista per l’1 agosto, potrebbero emergere ulteriori ed inequivocabili indicazioni circa tempi e modalità di una futura rimozione dello stimolo monetario all’economia. Tale processo dovrebbe essere favorevole ad un apprezzamento del dollaro e, qualora avvenga in modo più rapido ed incisivo del solito, dovrebbe risultare negativo per i mercati finanziari.
– La transizione dell’industria mineraria dalla fase degli investimenti (negli scorsi anni) a quella della produzione continua e ciò dovrebbe assicurare un ottimo livello dell’offerta, in prospettiva futura. Buona parte degli investimenti del passato furono basati su proiezioni eccessivamente ottimistiche della crescita futura dell’economia mondiale (in particolare dell’economia cinese).

Settembre 2014

– Una rinnovata debolezza dell’economia tedesca e in Zona Euro costituiscono un fattore pesante, in prospettiva futura, mitigato soltanto dalle mutate prospettive della politica monetaria della Bce, in senso ulteriormente espansivo.
– Secondo le nostre analisi la situazione geopolitica non è destinata a migliorare, soprattutto in riferimento ai rapporti tra Stati Uniti, Unione Europea e Russia, con gravi rischi all’orizzonte, sia nello scenario europeo che in quello del Medio Oriente. Nonostante ciò siamo attualmente propensi a pensare che ciò non avrà ripercussioni rialziste sul prezzo del petrolio.
– Secondo le nostre analisi, il prezzo del petrolio potrebbe scendere significativamente, nei prossimi mesi e ciò porterebbe un notevole beneficio ai consumi, soprattutto in Occidente, facendo scendere, al tempo stesso, i costi di produzione di alcuni metalli. La possibilità che le quotazioni petrolifere (WTI) raggiungano l’area dei 75.00 – 65.00 $ va considerata, alla luce delle risultanze delle nostre più recenti analisi.

Ottobre 2014

– La Cina potrebbe cominciare presto un nuovo ciclo di ribasso dei tassi d’interesse ufficiali, per i gravi segnali di deterioramento della congiuntura, in particolare nel settore immobiliare-costruzioni, che sta facendo aumentare eccessivamente i rischi di tenuta del sistema finanziario.

– L’economia della Germania sta rallentando sensibilmente, con rischi elevati per il resto dell’Europa. Il rallentamento dell’economia tedesca, a propria volta deriva, principalmente, dal rallentamento economico in atto nel continente asiatico. Il rischio, a questo punto, è che eventuali gli interventi espansivi della Bce risultino tardivi e non riescano a contrastare, tempestivamente, il peggioramento della crisi.
– In assenza di nuove politiche reflazionistiche da parte dei maggiori Paesi europei la situazione della Zona Euro è destinata ad un ulteriore e più severo peggioramento. Abbiamo già elaborato alcune ipotesi sui tempi dell’uscita da questa crisi, ma ne scriveremo in gennaio, nel report annuale 2015.
– La situazione cinese si complica ulteriormente. Le “sofferenze” del sistema bancario stanno crescendo al passo più rapido degli ultimi sette anni. La discesa del livello dei depositi bancari (…), inoltre, potrebbe avere conseguenze negative sui prestiti, creando un’altra difficoltà al Governo, nel suo tentativo di rivitalizzare l’economia che, secondo recenti attese, potrebbe crescere, quest’anno, al tasso più lento dal 1990.
– La crisi in atto in Russia deve preoccupare per le possibili implicazioni sul versante economico europeo, ma anche per quelle politiche. La svalutazione del rublo ed il recente rialzo dei tassi di interesse ben oltre le attese rappresentano un segnale di allarme. In caso di ulteriori discese dei prezzi petroliferi, l’amministrazione russa potrebbe trovarsi in difficoltà e ciò favorirebbe, a nostro avviso, (…).

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