Euro-Dollaro, Metalli industriali, Oro, Petrolio, breve nota di metà settimana

La maggior calma sui mercati azionari non giova alle materie prime maggiormente legate ai cicli economici e ai preziosi, mentre l’euro stenta ancora riprendersi, anche dai correnti minimi, posti in un’area di prezzi delicata e importante. Nessun rimbalzo di particolare significato per la nostra moneta potrebbe essere segno di possibili passi ulteriori in direzione ribassista.

L’attesa per la riunione Bce di domani è forte, a maggior ragione dopo la recente manovra espansiva della Banca del Giappone, che ha sorpreso il mercato infliggendo un duro colpo allo yen.

Una eventuale sorpresa da parte della Banca centrale europea, nel medesimo senso di nuovi stimoli monetari, sarebbe un peso insopportabile per il nostro euro che, una volta violata l’area 1.2400, potrebbe dirigersi verso quota 1.2250, il primo valore in grado di fare da argine (almeno temporaneamente).

I metalli industriali continuano a soffrire della debolezza del quadro economico, unita al dollaro forte. Le recenti notizie dalla Cina a proposito del calo dei depositi bancari e dell’andamento delle sofferenze del sistema bancario sono nuove conferme del sensibile deterioramento in atto nella congiuntura, con  ovvie conseguenze negative per i prezzi dei metalli  ferrosi e non ferrosi.

Per quanto concerne preziosi e petrolio, le nostre analisi di gennaio 2014 stanno diventando realtà. Ricordiamo che la visione in merito a questi due beni era negativa, con ipotesi di possibile violazione ribassista di quota 1.000 $ per l’oro e di raggiungimento di valori in area 70 $ per il petrolio WTI. Questa idea, da inizio anno, non è mai cambiata.

Spicca, nel contesto attuale, il buon andamento degli USA, anche qui secondo attese manifestate da tempo. Si vedano i due passaggi seguenti dal nostro Report mensile di giugno 2013:

“(…) Come anticipato dallo scorso anno (2012), l’America sta tornando al centro dello scenario e dell’attenzione degli operatori, a discapito dei Paesi emergenti, per la sua capacità di uscire dalla crisi diventando, al tempo stesso (o ritornando ad essere) il più importante punto di riferimento globale, a livello politico ed economico. Il tono dell’economia americana, attualmente, soprattutto in riferimento a mercato immobiliare e dinamiche occupazionali, farebbe pensare in futuro ad una situazione di stabilità e, anche in caso di rallentamento, relativamente migliore rispetto a quella delle altre aree del mondo e in particolare dei Paesi emergenti. Il futuro economico internazionale, in altre parole, potrebbe tornare a dipendere dagli Stati Uniti, più che da altre aree geografiche, così come avveniva, regolarmente, in passato (…)”.

“(…) In un simile contesto il dollaro americano tornerà al centro dell’attenzione degli investitori e, tenuto conto della inversa correlazione che, tipicamente, si riscontra tra andamento della valuta statunitense e prezzo delle materie prime, si può ipotizzare che un altro fattore di pressione, questa volta di tipo finanziario, mantenga sotto controllo le quotazioni delle commodities (…)”.

Lo scenario 2015 per metalli industriali, preziosi, cambi e petrolio si preannuncia alquanto interessante e già da tempo lo stiamo analizzando in funzione del nuovo Report annuale 2015.

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