Metalli non ferrosi, preziosi, cambi: prospettiva a breve

Prezzi di tutti i metalli non ferrosi in prossimità di delicati supporti la cui violazione implicherebbe ben più serie cadute. Sentimento del mercato in netto deterioramento a causa delle vicende della crisi del debito in zona euro, ma alcune fonti attribuiscono la tensione dei mercati anche alle vicende del debito USA ed in particolare alla scadenza del 23 novembre entro la quale la Commissione Parlamentare incaricata di formulare concrete ipotesi di tempi e modi per una significativa riduzione del deficit dovrà riferire le proprie conclusioni.

PREZZI LME A 3 MESI

RAME: prezzo in zona supporto a 7.270 $ la cui violazione potrebbe vedere una successiva discesa fino all’area 7.000 e quindi all’importante livello di 6.870. Ricordiamo per l’ennesima volta la nostra ipotesi del 10 ottobre, circa l’evoluzione a breve, che vedeva i valori del rame restare entro una fascia di prezzi compresa tra 6.500 e 7.800 $ fino a fine anno, pur tenendo conto di un’eventualità, data come meno probabile, di evoluzione più pesante e raggiungimento di 5.500-4.700 $. L’incertezza sul futuro sta chiedendo un nuovo pesante tributo alle quotazioni, mentre gli ottimisti continuano a pensare a restocking e rarefazione dell’offerta causata da tensioni sindacali in importanti siti minerari.

ALLUMINIO: siamo esattamente sulla linea di supporto dei 2.090$ da tempo indicata come possibile minimo, fino a fine anno. L’ipotesi di tagli produttivi dovrebbe tenere i ribassisti in tensione, ma preoccupazioni emergono anche circa l’entità delle scorte (in gran parte vincolate a deals finanziari) per la prospettiva che la crisi finanziaria ne renda presto disponibili in maggior quantità. Ricordiamo la nostra opzione preferita per una chiusura d’anno in zona 2.200 $. Il prezzo del petrolio in forte discesa appesantisce il quadro e con una violazione ribassista di quota 2.030 $ potremmo pensare ad un’altra evoluzione verso l’area 1.950.

NICHEL: fino al livello di 16.000 $ ci sono robusti supporti che dovrebbero rendere lente e faticose nuove possibili discese, ma oltre tale valore il quadro potrebbe compromettersi più decisamente. Tutto sommato ipotizziamo che tale valore possa tenere ancora.

ZINCO , PIOMBO, STAGNO: lo zinco si trova a pochi passi dal delicato valore di 1.915 che ha svolto efficacemente la sua funzione di supporto, nelle ultime sedute. Una violazione vedrebbe un nuovo attacco all’area 1.880 e, nel caso il sentimento precipiti, si riproporrebbe l’obbiettivo potenziale di 1.750 $. Il piombo era stato capace di spunti positivi e buona capacità di resistere, nelle più recenti sedute (grazie anche ad alcuni positivi commenti di alcuni analisti) ma, l’eventuale caduta del supporto a 1.980 $ potrebbe proiettare i corsi di nuovo in zona 1.840. Il mercato sta ignorando completamente le minacce di blocco delle esportazioni di stagno da parte dei produttori indonesiani. Non si può escludere il ritorno di fenomeni di estrema volatilità del tipo di quelli visti nella seconda metà di ottobre.

ORO, ARGENTO: un’importante prova di maturità si attendeva per il mercato di questi due beni il cui recente andamento, soprattutto nei mesi estivi, aveva fatto pensare ad una ritrovata funzione di veri e propri beni rifugio. Non avevamo creduto che, su tempi più lunghi, il fenomeno in corso potesse continuare e non abbiamo mai nascosto di propendere per un ritorno dell’inversa correlazione tra andamento dell’oro e livello di avversione al rischio. Ciò pur continuando a condividere le ragioni teoriche di apprezzamento dei metalli preziosi, da circa dieci anni. Ne abbiamo riferito in molti precedenti contributi. In altre parole, le nostre attese per il futuro sono di più sensibili discese dei corsi di oro ed argento in conseguenza del verosimile deterioramento delle condizioni dello scenario finanziario internazionale.

Mercato valutario e petrolio: dell’euro abbiamo già parlato tanto e poco ci resta da dire. Preferiamo concentrare l’attenzione su un altro fatto, ovvero la discesa del dollaro australiano (moneta da sempre legata a cicli economici, propensione al rischio, prezzi delle materie prime, metalli preziosi). Il tasso di cambio del dollaro australiano verso quello USA è in netto calo, di nuovo sotto la parità, presagio di un sensibile peggioramento delle condizioni dello scenario economico-finanziario e di un più diffuso e generale apprezzamento della moneta americana. Degna di nota anche la discesa del dollaro canadese, altro fatto anticipatore di futura forza del dollaro USA. Si tratta, tra l’altro, di moneta collegata alle quotazioni di petrolio e gas ed il suo movimento parrebbe anche voler negare le ottimistiche attese sui corsi petroliferi rese note da molti esperti. Proprio il petrolio, peraltro, sembra voler segnalare l’imminenza di un nuovo ritorno sulla terra, dopo il recente lancio in orbita.

Le considerazioni valutarie esposte sopra sembrerebbero confermate anche dal comportamento di dollaro neozelandese, real, peso messicano e rand, nella direzione di un più generale apprezzamento del dollaro americano sul mercato e, molto probabilmente, anche verso le monete più riluttanti a scendere, ovvero franco svizzero e yen, le uniche che il mercato abbia davvero desiderato in funzione di rifugio, negli ultimi anni, richiamando le pesanti attenzioni delle relative banche centrali.

Dobbiamo ribadire che le nostre previsioni di breve sono di regola riservate ai nostri clienti, salvo eccezioni, quelle di lungo termine sono completamente riservate ai medesimi.

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