Euro e dollaro, resa dei conti: e lo yuan non sta a guardare…

Qualche nota a mercati chiusi, dopo che il dollaro è riuscito a spingere la moneta europea fino a valori che non si vedevano da mesi. Non entriamo nel merito dei fatti che hanno scatenato questa reazione, le cronache ne parlano in abbondanza e con dovizia di particolari. Ciò che ci interessa è se le forze che hanno regolarmente impedito l’evoluzione peggiore per l’euro riusciranno, anche questa volta, a tenere la situazione sotto controllo. La moneta europea, nei mesi scorsi, ha potuto beneficiare di alcuni provvidenziali sostegni, nelle discese, che ne hanno costantemente impedito un eccessivo deprezzamento. In realtà suona strano sentir parlare di debolezza dell’euro, visto che la moneta unica si trova ancora su valori che, su base storica, sono estremamente elevati. Ciò è, almeno apparentemente, paradossale.

Tra i vari sostegni ed aiuti di cui l’euro appare aver beneficiato, negli ultimi tempi, c’è sicuramente un forte interesse cinese, allo scopo di evitare che la situazione europea precipiti e per almeno due ragioni. La prima, d’ordine economico, vista l’importanza dell’intercambio commerciale europeo con la Cina. La seconda e più articolata ragione è di tipo finanziario e vede da una parte le riserve cinesi in euro, accumulate negli ultimi anni e poi la situazione più delicata di tutte, ovvero la pressione rialzista esercitata dall’euro in discesa sulle quotazioni dello yuan ed equivalenti ad una rivalutazione di fatto per la moneta cinese. Il rapporto euro/yuan, negli ultimi giorni è crollato ai livelli d’inizio anno, ovvero gli stessi visti durante la grande crisi finanziaria del 2008-2009. Un’altra spina nel fianco per Pechino, in un momento difficile, che vede il colosso cinese stretto tra le conseguenze della nuova crisi economica americana (terminato l’effetto delle misure di rilancio adottate nel 2008-2009) e le possibili conseguenze della grave crisi europea sull’Asia.

Nei prossimi giorni vedremo se ed in quale misura i molteplici interessi che hanno sostenuto l’euro faranno ancora sentire le loro ragioni. Non stupirebbe se ci fossero stati importanti acquisti, sulle discese di venerdì.

Dopo la pessima chiusura di settimana, poco sopra 1.3600, un rimbalzo dei corsi, forse anche fino ad 1.3970 sarebbe verosimile, prima di un eventuale proseguimento della discesa verso quota 1.2900, obbiettivo che dalla primavera avevamo ipotizzato per questo cambio. Questa è ancora, tutto sommato, la nostra ipotesi privilegiata.

Domattina alle 10:00, peraltro, saranno pubblicati importanti dati sull’economia italiana, capaci d’influire su cambi e mercato obbligazionario.

Molto interessante, poi, sarà la futura evoluzione delle quotazioni dell’oro, visto il crescente interesse per questo bene. L’attacco ribassista di venerdì è stato chiaro, il nemico è in agguato e tornerà a farsi sentire.

Per il resto, l’impatto del forte rialzo del dollaro di venerdì è stato, tutto sommato, trascurabile, sulle quotazioni petrolifere, che erano già scese significativamente, in precedenza. Il livello di 90 $ dovrebbe continuare a contenere l’ascesa, mentre una rivisitazione dei recenti minimi in area 80-75 $ è la possibilità che tendiamo a preferire.

Evidente l’effetto di contenimento sul comportamento dei metalli di base, tutti vicini a valori di grande importanza per determinare la futura direzione del mercato.

Per l’acciaio è un discorso a parte…

mg@mercatiefuturo.com