Fine dello show per metalli non ferrosi, petrolio, preziosi, euro?

Davvero faticoso cercare d’individuare cosa abbia contribuito, in modo decisivo, a deteriorare il sentimento degli operatori verso le materie prime, negli ultimi giorni. Non ci stupisce l’attuale fase negativa, anche con modalità da panico, per i prezzi di metalli industriali e petrolio, metalli preziosi ed euro, ci stupiva semmai l’impetuosa fase di ascesa che aveva connotato, fino a poco fa,  il comportamento di questi beni.

Dovunque ci si giri abbondano commenti e notizie che attribuiscono la discesa dei corsi a timori d’inflazione, situazione dell’economia cinese, cautela sulle prospettive della domanda (soprattutto dall’Asia) crisi della zona euro (con beneficio per il dollaro) insomma gli stessi fattori riportati dalla stampa il mese scorso e quello prima e quello prima ancora, e così via, davvero nulla di nuovo nello scenario se non fatti ormai triti e ritriti, veri oggi come mesi fa. Eppure i mercati sembrano aver realizzato solo ora i rischi derivanti dallo scenario economico, finanziario, politico internazionale. Nella seconda metà del 2010 e nei primi mesi dell’anno in corso, infatti, ci sono state solo brevi pause e parentesi nel percorso rialzista dei prezzi, a volte con repentini e paradossali mutamenti d’umore.

Il potenziale ribassista dei mercati citati, a questo punto, potrebbe essere consistente, per tutti i beni menzionati, qualora i traders vogliano semplicemente prendere in considerazione anche i rischi dello scenario internazionale (a lungo ignorati) che si sono stratificati nel tempo e non solo i fattori positivi.

Qualora poi a tali rischi se ne dovesse aggiungere, a breve, uno davvero nuovo, come un inatteso mutamento delle aspettative sui tassi d’interesse USA (con ovvie conseguenze sul comportamento del dollaro) potremmo avere la definitiva conferma che quella in corso non è l’ennesima correzione del mercato, prima di ulteriori rialzi, ma un vero e definitivo cambio di direzione. In questo caso la discesa delle quotazioni potrebbe coinvolgere anche oro ed argento, in misura maggiore di quanto già avvenuto finora.

Dal punto di vista valutario ciò dovrebbe sancire la fine del rialzo per le cosiddette commodities currencies (dollaro australiano, canadese, neozelandese) e per real brasiliano e rand sudafricano.