Metalli, euro, petrolio: festa finita?

Le più recenti notizie in arrivo dalla Cina non sono particolarmente entusiasmanti, anche se mostrano un chiaro intento governativo di rilanciare l’economia del Paese. I traders, tuttavia, avevano ben altre attese, ad inizio anno e, soprattutto dopo il Capodanno lunare, si attendevano il ritorno sul mercato degli operatori cinesi. Ricordiamo inoltre che uno dei motivi d’ottimismo dallo scorso anno riguardava il possibile restocking da parte degli operatori asiatici (in particolare Cina). Per il momento nulla di tutto questo si sta realizzando ed i mercati potrebbero all’improvviso rendersi conto di essere andati troppo velocemente e troppo oltre quanto ragionevole. Così almeno sembrerebbe, guardando ai numerosi fatti economici che, di recente, continuano ad esprimere una prevalente debolezza della domanda. Le richieste di rinvio delle consegne da parte di operatori cinesi ai loro fornitori di metallo, ad esempio, sono un chiaro esempio che le cose non stanno esattamente andando come ci si attendeva tra fine 2011 ed inizio 2012.

Il quadro completo della situazione, i particolari, analisi e proiezioni di prezzo anche a lungo termine per metalli non ferrosi ed acciaio, sono risevati ai nostri clienti e non possiamo parlarne in questa sede. Giusto per condividere un piccolo particolare anche qui sul blog, tuttavia, possiamo dire che non ci stupiremmo se il petrolio avesse già fatto top e se l’euro iniziasse un cammino verso quota 1.2927, forse anche verso 1.2750 a breve. E si tratta di due fattori che, di regola, condizionano sensibilmente tutti i mercati…

Richiamiamo comunque quanto affermato nell’articolo precedente (29 febbraio): Allo stato attuale, inoltre, riteniamo che ogni momento sia buono per un ritorno alla realtà dei prezzi di metalli, euro, petrolio, forse dopo un’ultima fase di tensione rialzista dei prezzi”.

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Quanto alla possibilità di raggiunto top per petrolio ed euro richiamiamo anche l’articolo del 27 febbraio in cui si diceva:

“Il petrolio ha recentemente superato il livello di 106 $ (WTI) che pronosticammo come valore massimo a breve termine lo scorso 7 gennaio (il minimo che allora indicammo, per il breve, era 95 $). Il mercato si è effettivamente mosso in quest’area, fino ai giorni scorsi. A questo punto, nonostante i ben noti motivi di ordine geopolitico alla base del movimento (avvenuto peraltro in presenza di una sensibile debolezza del dollaro) possiamo dire che un top in area 111 $ è tra le eventualità che mettiamo in conto (con un grado di probabilità elevato)”.

Le “ultime” dalla Cina esprimono una chiara volontà delle autorità del Paese di tornare ad una politica più attenta allo sviluppo e meno all’inflazione, secondo una nostra precisa previsione che risale alla scorsa estate. Di seguito qualche nota sui fatti più interessanti e recenti…

La Cina rivede il proprio obbiettivo di crescita al 7.5% e quindi sotto la delicata soglia dell’8% (livello che genera preoccupazione per le possibili implicazioni sociali). La notizia è di poco fa. Nei giorni scorsi il Paese aveva anche annunciato l’imminente aumento di benefici fiscali alle esportazioni. La politica del colosso asiatico tende nuovamente a favorire l’espansione come già preannunciato da due riduzioni del coefficiente di riserva frazionaria che ha liberato nuove risorse per il sistema bancario.

Secondo le attuali ipotesi di alcuni esperti, la Cina potrebbe anche agire direttamente sui tassi, tra secondo e terzo trimestre, per rilanciare lo sviluppo. Ricordiamo che, di regola, la banca centrale cinese preferisce agire sulla riserva frazionaria piuttosto che sui tassi, per evitare tensioni a livello valutario.

Concludiamo con la notizia recente della sensibile diminuzione dei depositi bancari in yuan in gennaio, per il secondo mese consecutivo, cosa che mostra un minor appetito degli investitori in uno scenario di prospettive meno allettanti del passato.

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