Rame, cosa succede alle scorte del metallo?

Metalli  non ferrosi, nessuna inversione di tendenza

Cosa succede alle scorte di rame?

(stralcio dal nostro Report settimanale)

“Fondamentali specifici e situazione economico-finanziaria internazionale continuano a incidere negativamente sulle quotazioni dei metalli non ferrosi, che hanno avuto un’altra settimana pesante, nonostante la prevalente debolezza del dollaro americano, che avrebbe dovuto fornire sostegno ai prezzi.

Scenario internazionale e fondamentali specifici continuano a impedire qualsiasi seria e duratura ripresa dei corsi. Il nervosismo per l’irrisolta crisi greca continua a incidere, ma è soprattutto il quadro dei fondamentali ad affliggere il mercato. Da un lato la situazione dell’economia cinese che, a dispetto di ripetute iniziative reflazionistiche, continua ad essere fiacca, dall’altro un’abbondante offerta di metalli caratterizza attualmente il mercato, impedendo l’inversione della tendenza ribassista, che dura ormai da metà maggio.

C’è un fatto, tuttavia, che, almeno in linea teorica dovrebbe sostenere le quotazioni o spingerle al rialzo: la recente discesa delle scorte di rame in giacenza presso le principali borse. Tra maggio e il 9 giugno scorso, ad esempio, le giacenze di rame presso i magazzini LME si erano ridotte di 33.300 tonnellate, mentre il metallo in deposito (scorte ufficiali) a Shanghai si è ridotto di circa metà da inizio aprile; significativa anche la riduzione delle scorte non ufficiali presso i depositi doganali cinesi (bonded stocks), per le quali si stima una riduzione di circa 200.000 tonnellate.   

Secondo quanto appena riferito da Reuters, al contrario, le citate riduzioni delle scorte non si sarebbero tradotte in un effettivo aumento dei consumi reali, ma potrebbero rappresentare un espediente finalizzato a creare nei traders una falsa rappresentazione della realtà e del rapporto tra domanda e offerta, allo scopo di sostenere gli acquisti e le quotazioni. Si veda il seguente resoconto di Reuters:

http://www.reuters.com/article/2015/06/20/us-copper-inventories-prices-idUSKBN0P001H20150620

A indiretta conferma di ciò si noti, ad esempio, anche l’aumento dello spread tra i contratti cash, rispetto a quelli a tre mesi e il ritorno del “contango” sul mercato (si tratta dello spread più ampio da ottobre 2013). Si veda il commento che segue, sempre a cura di Reuters:

http://www.reuters.com/article/2015/06/16/us-copper-spreads-ahome-idUSKBN0OW2EY20150616

Con le precisazioni sopra riportate intendiamo mettere in guardia circa possibili segnali fuorvianti da parte del mercato. La cautela è d’obbligo, visto il lungo elenco di fatti (tra cui i diversi scandali degli scorsi anni, dei quali abbiamo spesso riferito per primi) che in passato hanno creato ingannevoli rappresentazioni del rapporto domanda-offerta di diverse materie prime e, per quanto più interessa in questa sede, dei metalli non ferrosi e ferrosi.

Il mercato, la prossima settimana

La prossima settimana l’attenzione degli operatori sarà concentrata, soprattutto, sugli indicatori PMI manifatturieri e dei servizi, in Cina, Zona Euro, Stati Uniti, Germania, Francia. Ordini di beni durevoli e vendite immobiliari negli USA potrebbero fornire interessanti indicazioni sulle prospettive della congiuntura americana. L’indice tedesco IFO, poi, potrebbe incidere soprattutto sul tasso di cambio euro-dollaro, fattore importante nella dinamica dei prezzi delle materie prime. Inevitabile, infine, l’invito alla cautela sui mercati, per i possibili sviluppi a sorpresa, nella crisi greca.

La nostra visione di medio-lungo termine continua ad essere quella comunicata nel report annuale e successivi aggiornamenti mensili, cui facciamo rinvio.

 

Per le nuove indicazioni sull’andamento dei prezzi dei metalli rinviamo, come sempre, al paragrafo “Previsione”.

(…)” 

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