Acciaio: mercato in attesa, scenario complesso, ambiguo, enigmatico
Pubblichiamo di seguito qualche passo tratto dai nostri reports Acciaio del 3 settembre, del 10 settembre e da quello inviato ai nostri clienti nella mattinata di oggi.
Dal Report Settimanale Acciaio del 3 settembre 2012
“(…) Nel frattempo i produttori cinesi di acciaio continuano a sfornare 2 MMT di acciaio al giorno, negando al mercato la possibilità di equilibrarsi autonomamente, in modo naturale. Alcune aziende statali non avrebbero altra scelta, produrre ad ogni costo, pur di mantenere la forza lavoro e garantire la pace sociale al Governo centrale. La seconda potenza economica globale è prigioniera del suo successo e dei ritmi di crescita passati. L’eventuale arresto della tendenza non sarà indolore…(…)”.
Dal Report Settimanale Acciaio del 10 settembre 2012
“(…) I problemi della zona euro sembravano, a questo punto, solo “distrazioni” a confronto con la possibilità di un “atterraggio duro” dell’economia cinese. Il cambio dei vertici del Governo centrale cinese a breve (dopo il Congresso del Partito comunista, previsto in ottobre) e la volontà di non ripetere gli eccessi del piano di stimoli adottato nel 2009 sono stati più volte addotti come ragioni per giustificare l’assenza di tempestivi ed importanti interventi da parte delle autorità (…).
(…) Il sentimento negativo nei confronti dell’acciaio e del minerale di ferro ha raggiunto l’apice nel corso degli ultimi giorni; non siamo ancora completamente fuori pericolo, ma il miglioramento pronosticato per le prossime settimane sta diventando possibile e più concreto (…)”.
Dal Report Settimanale Acciaio del 17 settembre 2012
(…) Non sarà sfuggita (…) la “timidezza” dei rialzi di prezzo osservati sui mercati dell’acciaio e del minerale di ferro. Certo, in Cina, soltanto venerdì, i prezzi del minerale di ferro sono saliti del 6% e le quotazioni del rebar del 5. Tuttavia, i valori di questi beni erano su livelli depressi e la ripresa delle quotazioni è stata più la conseguenza di una positiva evoluzione del sentimento degli operatori che non di realistiche attese di ripresa dei consumi (…).
(…) Peccato che il mondo attuale sia diverso dal 2009. In primis, la Cina non è più la locomotiva economica di una volta. L’inserimento massiccio di liquidità nel sistema bancario cinese ha creato una bolla speculativa del mercato immobiliare e reso inutile la necessaria ristrutturazione del comparto produttivo dell’acciaio (…).
(…) Il risultato, mentre nel 2009 si parlava già di sovracapacità produttiva, oggi il problema è ancora maggiore con il ritmo annuale della produzione saldamente ancorato ai 700 MMT annue e la domanda reale più vicina a 600 MMT annue. Le scorte di materiale e di minerale di ferro si accumulano quindi nei porti cinesi, nel disperato tentativo di individuare un acquirente (…).
(…) La manovra monetaria decisa dalla Federal Reserve ha avuto un impatto immediato sul valore del dollaro; meccanicamente parlando, più si produce moneta, minore è il suo valore. A guardare bene nei dettagli, non può sfuggire un’altro particolare, l’impatto decrescente delle manovre monetarie. I tassi sono già molto bassi, la manovra americana è già la terza del genere, abbiamo la netta sensazione che il solito rimedio non possa funzionare ogni volta. Ci vorrebbe qualcosa di nuovo (…).
(…) La manovra della Federal Reserve potrebbe impedire, almeno in parte, al Governo cinese di rilanciare l’economia locale come ritiene indispensabile. Il deprezzamento del dollaro potrebbe spingere l’inflazione a livello globale, togliendo spazio di manovra alle autorità monetarie cinesi, in lotta contro tale fenomeno (…)”.
