Prezzo del petrolio: ancora in rialzo o ritorno alla realtà?

Ieri il prezzo del petrolio WTI ha raggiunto e superato i 106 $, ovvero la parte alta della fascia di valori pronosticati per questo bene (nell’orizzonte di breve termine) lo scorso 7 gennaio nel nostro articolo intitolato “Prezzo del Petrolio: che direzione nel 2012?”.

In quei primi giorni del nuovo anno, infatti, affermammo:

“Nonostante l’ambiguità del quadro delle quotazioni di inizio anno, ravvisiamo buone probabilità di un andamento di breve termine in una fascia di valori compresa tra 106 e 95 $. Le previsioni di più lungo termine sono, come sempre, riservate ai nostri abbonati“. L’articolo citato si trova qui.

Un rapido sguardo all’archivio degli articoli sul petrolio, dai primi mesi del 2011 ad oggi, dimostra una buona efficacia delle previsioni formulate, che brevemente ricapitoliamo: per tutto il 2011 pronosticammo una fascia di valori di 108-75 $ per il WTI (violata solo nella primavera 2011, quando le quotazioni sfiorarono i 115$). Nell’ultimo trimestre dell’anno 2011 optammo quindi per una più ristretta fascia di valori di 103-92 $ e lo scorso 7 gennaio, infine, rivedemmo tale range in 106-95. Tutte queste previsioni si sono realizzate, ma ora arriva, di nuovo, il tempo delle scelte, visto il recente raggiungimento del livello di 106$. Una futura evoluzione rialzista sarebbe supportata da almeno 5 fattori: l’estrema generosità delle politiche monetarie, il continuo rialzo dei mercati azionari unito ai toni di forza dell’euro, ben note ragioni di ordine geopolitico, la preferenza da sempre accordata a questo bene da grandi istituzioni finanziarie per la liquidità del medesimo ed infine, la ragione delle ragioni, ovvero un certo pessimismo di molti, chiaramente ravvisabile anche sul futuro dei mercati azionari che, come da sempre avviene sui mercati ed ancor più negli ultimi anni, spinge i prezzi precisamente nella direzione opposta a idea e sentimento della massa dei traders. La frustrazione di coloro che continuano a scommettere su un ribasso dei mercati, peraltro, è palpabile.

I motivi per una discesa dei prezzi, al contrario, sono prevalentemente di ordine economico e riguardano la sostenibilità di certi valori, viste le perduranti difficoltà della congiuntura, anche in Cina e la continua presenza di nodi strutturali irrisolti in Stati Uniti ed Europa. Sul versante geopolitico, inoltre, non tutti gli analisti internazionali concordano su un futuro rialzo dei prezzi petroliferi, come rilevammo già in questo articolo del 16 gennaio.

Che succederà, allora, nei prossimi tempi?

La possibilità di una futura evoluzione dei fatti del tipo di quella di metà 2011 non sembrerebbe irragionevole ma, a dire il vero, potrebbe sembrare troppo ovvia e facile (e ciò che appare facile non accade mai, almeno sui mercati).

Altra questione interessante (e collegata alla precedente) riguarda ovviamente il futuro dell’euro. Al di là della crisi greca e di ciò che faranno i grandi players internazionali, banche centrali comprese, occorre di nuovo considerare il comportamento dei paesi produttori di petrolio che, ai valori attuali, incassano una massa crescente di capitali che dovrà essere investita. Dove si dirigerà questo denaro? La questione è importante visto che certe valute minori, che hanno continuato ad apprezzarsi recentemente, rappresentano mercati non così liquidi da poter attirare certi flussi di capitali. Lo yen, poi, sta cominciando ad indebolirsi e le prospettive rialziste del franco svizzero si potrebbero scontrare con nuove e più radicali iniziative delle autorità elvetiche. Insomma, in assenza di alternative, ricominceranno gli acquisti di euro?

Maggiori particolari, precise indicazioni e previsioni sul futuro sono, come sempre, riservate ai nostri clienti.

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