Acciaio, appunti sulle prospettive del settore

L’offerta domina incontrastata il mercato mondiale dell’acciaio e le prospettive per il nuovo anno, o almeno per la prima parte di esso, sono ancora negative, nonostante alcuni segnali di stabilizzazione della congiuntura cinese, risultato delle iniziative del Governo a sostegno dell’economia. 

L’azione combinata di alcuni fattori rende molto difficile, se non impossibile, vedere la fine della crisi del settore siderurgico. In un generale contesto di debolezza della domanda, l’offerta proveniente dalla Cina mira, evidentemente, a conquistare nuove quote di mercato, complice la debolezza dello yuan, voluta da Pechino.

Le prospettive della domanda interna cinese di acciaio restano deboli e fanno pensare ad un prolungato periodo di squilibrio domanda-offerta, nonostante la recente ripresa del mercato automobilistico, il recupero dei prezzi immobiliari in atto da diversi mesi,  i progressi della produzione industriale, il miglioramento della congiuntura, che sembrerebbe dare segnali di stabilizzazione.

Le previsioni degli esperti del settore siderurgico sono ancora prevalentemente negative e pronosticano un futuro difficile, almeno nella prima parte del prossimo anno.

Anche la Russia può vendere la propria produzione, beneficiando della debolezza del rublo, e ciò aggiunge altri rischi per il futuro e l’impossibilità per gli altri Paesi di competere, in uno scenario così competitivo e ostile. 

La Cina reagisce al sensibile calo della domanda interna promuovendo il proprio prodotto all’estero e, potendo beneficiare della moneta debole  e di agevolazioni fiscali all’export (da gennaio), continua a dominare il mercato. Questo Paese, dunque, sta usando  la crisi come un’opportunità.

L’aumento delle importazioni cinesi di ferro in novembre (+22%) sembrerebbe legato al calo della produzione interna e alla chiusura di imprese del settore minerario, ma non a una robusta e solida ripresa economica.

E’ di questi giorni la notizia che l’export di acciaio cinese ha raggiunto i 100 milioni di tonnellate, per la prima volta. Il dato, riferito a 11 mesi, equivale all’intera produzione annuale giapponese.

La competizione internazionale si trasferirà presto dal piano economico a quello politico. Per il momento le proteste dei mesi scorsi sono rimaste lettera morta, ma la situazione è destinata, molto probabilmente, a degenerare, creando ben più forti tensioni, soprattutto nei confronti di Cina e Russia. Si sta concretizzando, molto precisamente, lo scenario che pronosticammo ai nostri clienti, con grande anticipo.

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