Cambio Euro-Dollaro, quali prospettive adesso?

Nel nostro Report annuale di gennaio 2014 indicammo con precisione la seguente dinamica per il tasso di cambio euro-dollaro, durante l’anno 2014:

“(…) Il nostro pronostico è ora per un movimento a 12 mesi in un’area compresa tra 1.4000 e 1.2900”.

L’andamento dell’euro nei confronti del dollaro americano ha, ad oggi, percorso esattamente questo itinerario ed ora occorre formulare una nuova ipotesi, basata su quanto sia ragionevole attendersi oggi, alla luce dei più recenti sviluppi economici e finanziari.

Ne parleremo a breve nei nostri nostri prossimi Report settimanali e mensili e, ovviamente, nel nuovo Report Annuale 2015, che sarà pubblicato il prossimo gennaio.

A livello di brevissimo termine, tuttavia, si potrebbe pensare almeno ad una pausa, dopo la recente sensibile discesa dell’euro nei confronti del dollaro, tenuto conto anche dei seguenti fatti:

– l’effetto sorpresa del ribasso dell’euro, dopo una lunga permanenza a livelli storicamente elevati (e poco in linea con il deterioramento della situazione geopolitica europea e della economia in Euro Zona)  si è ormai materializzato e si potrebbe ora rischiare che la strada ribassista diventi eccessivamente affollata, cosa che porterebbe facilmente ad un rimbalzo di breve termine;

– vista la discesa dai massimi relativi di luglio in zona 1.3700-1.3600, il potenziale ribassista dai livelli correnti potrebbe non essere eccessivamente attraente per i traders;

– valori nell’area 1.2880-1.2730 si sono sempre rivelati decisamente ostici e, pur non potendo escludere ora un tentativo ribassista proprio a testare la forza di questi supporti, si potrebbe pensare almeno un rimbalzo prima di nuove forti discese che ne comporterebbero una violazione decisa e perdurante (con ulteriori negative implicazioni per la dinamica futura);

– infine, tenuto conto del fatto che, salvo alcune eccezioni, il calendario economico dei prossimi giorni non è particolarmente fitto di importanti appuntamenti ma che, al contrario, la Federal Reserve parlerà di nuovo, il prossimo 17 settembre (peraltro c’è attesa anche per alcuni interventi di esponenti della Bce, tra cui Draghi, nella prossima settimana 8-12 settembre) sembrerebbe ragionevole pensare all’emergere di un sentimento di cautela, nell’immediato, prima che gli operatori assumano più ambiziose iniziative.

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