Materie prime: le nostre ipotesi si stanno realizzando, ma la chiave sarà l’economia reale

I prezzi delle materie prime continuano a dimostrare un certo vigore spinti per ora, a nostro avviso, più dai tipici fattori positivi per i mercati degli ultimi anni (tassi bassi, abbondante liquidità, dollaro debole) che da prospettive di una solida e duratura ripresa dell’economia che appaiono ancora, per il momento, piuttosto incerte. Tra breve, tuttavia, i mercati richiederanno prove tangibili di sostenibilità del movimento rialzista in corso anche dall’economia reale e, in caso di forti dubbi in merito al futuro, essi potrebbero reagire negativamente. Al di là dei tipici fattori rialzisti sopra citati, regolarmente ricorrenti nell’ultimo decennio, sul versante dell’economia reale e dei prezzi delle commodities sarà soprattutto la situazione cinese a sancire la solidità dei movimenti del mercato.

Da questo punto di vista si sta chiaramente realizzando l’ipotesi che formulammo lo scorso 16 luglio secondo la quale:

Stretta tra il rallentamento economico in Occidente, la crisi dell’euro ed il gravissimo problema dell’inflazione nel Paese, la Cina potrebbe infatti trovarsi nella circostanza di dover scegliere il male minore e finire per dichiarare vinta la lotta al rialzo dei prezzi, annunciando la fine delle manovre restrittive di politica monetaria, già entro il trimestre in corso. La conseguenza più probabile sarebbe un forte rialzo di borsa che finirebbe per attirare di nuovo tutti i capitali che negli ultimi anni erano stati dirottati sul mercato immobiliare, mantenendo la situazione in equilibrio. Scongiurato quindi il rischio di un ulteriore rallentamento economico cinese e grande euforia e sollievo per tutti i mercati del mondo”.

Anche l’altra condizione di cui parlammo in quella data è ormai diventata realtà, anche se con tempi leggermente diversi dal previsto. Si tratta dell’evoluzione della situazione americana a proposito della quale affermammo:

“ (…) gli operatori stessi potrebbero aver preso ora in più seria considerazione l’ipotesi di nuove misure di stimolo e sostegno finanziario da parte della banca centrale americana, (…) Le conseguenze sarebbero, ovviamente, di un nuovo e forte rialzo per i mercati, con il dollaro in sensibile discesa e tutto ciò secondo l’usuale copione dell’ultimo decennio”. L’articolo completo si trova qui.

Quanto al fattore Cina occorre oggi rilevare che stanno ulteriormente crescendo le attese per nuove mosse a carattere espansivo della politica monetaria che potrebbero concretizzarsi tra il secondo ed il terzo trimestre dell’anno in veri e propri tagli anche dei tassi di interesse (per almeno mezzo punto percentuale).

Stati Uniti e Cina quindi, non a caso due paesi in cui il tardo 2012 vedrà appuntamenti politici di grande importanza (Elezioni USA, Congresso del Partito comunista) sono al centro dello scenario, con una evoluzione delle cose un po’ differente da ciò che diversi commentatori si attendevano fino a non molto tempo fa, ovvero un futuro in cui sarebbe stato determinante il sostegno all’economia internazionale da parte di paesi BRICS e Germania.

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