La politica riaccende l’avversione al rischio?

Materie prime e cambi hanno a lungo ignorato qualsiasi fattore di rischio, come se il futuro scenario economico migliore possibile non fosse mai correttamente incorporato nei prezzi di mercato. I valori delle materie prime più legate al ciclo dell’economia sono passati attraverso la crisi del debito in Europa senza traumi, né hanno risentito, se non per breve tempo, delle manovre di freno allo sviluppo adottate dalle autorità cinesi per far fronte ad un rinnovato pericolo inflazione.

Qualsiasi ridimensionamento dei corsi di metalli di base, preziosi e petrolio, nei mesi scorsi, ha regolarmente costituito un’occasione d’acquisto, complice anche l’andamento rialzista delle borse che ha generato, nel tempo, un senso di tranquillità e sicurezza, di ritorno alla normalità, dopo i traumi della crisi a cavallo tra 2008 e 2009.

Nello stesso modo, a seguito della crisi, anche il mercato dei cambi è tornato a manifestare riluttanza verso l’acquisto di dollari ed ha trascinato ai massimi storici alcune monete come il franco svizzero, lo yen o il dollaro australiano, ripetendo lo schema che ha contrassegnato gran parte dell’ultimo decennio in cui, a fronte di una costante svalutazione della moneta americana, si è realizzato uno straordinario apprezzamento della maggior parte dei beni.

Il risultato sono quotazioni del rame a nuovi massimi storici ed una sorta d’euforia che ha progressivamente contagiato l’andamento degli altri metalli di base. Il petrolio, dal canto suo, era tornato nell’area dei 90 dollari ben prima delle tensioni politiche in Nord Africa e Medio Oriente che stanno cominciando a condizionare lo scenario finanziario.

Allo stato attuale, tuttavia, osservando i più recenti sviluppi sul versante geopolitico, non può non essere presa in considerazione l’eventualità ed ipotesi che il prossimo futuro sui mercati delle maggiori materie prime sia meno tranquillo. Una possibile diffusione delle tensioni ad altri paesi di maggior peso nello scacchiere politico ed economico internazionale avrebbe la conseguenza di minare la fiducia degli operatori economici e finanziari nel futuro, con la conseguenza che essi potrebbero diventare molto più attenti e sensibili anche ad alcuni fatti correnti come i possibili sviluppi della situazione finanziaria in alcuni paesi della zona euro o le prospettive della politica monetaria cinese.

Il risultato? Potrebbe essere di un ritorno alla realtà per i prezzi di metalli di base e petrolio ed un nuovo rialzo del dollaro e tutto ciò già nelle prossime settimane.