Mercati indecisi, ma per quanto?
Torniamo a scrivere a distanza di un mese esatto, i tanti impegni hanno sottratto tutto il tempo disponibile. In ogni caso, l’assenza di vere novità, nel recente andamento dei mercati, ci ha consigliato di stare in osservazione, per evitare di ripetere cose già dette.
Osservando l’andamento del mercato delle materie prime, dei metalli di base e valutario, si possono rilevare alcuni fatti interessanti, al fine trarre considerazioni sul futuro. In primo luogo il comportamento dei prezzi, eccessivamente volatile e nervoso: un frequente alternarsi di segni più e meno, anche a due cifre, in tempi brevissimi è sintomo di una fragilità di fondo delle tendenze in atto, al di là delle apparenze. I prezzi sembrano muoversi a seconda degli umori del momento, di ora in ora, non tanto sulla base dei fondamentali o delle notizie più importanti, ma sul diverso modo in cui esse sono accolte, di volta in volta, dai traders e dai maggiori operatori. Notizie di gravità estrema sono state a lungo ignorate poi, improvvisamente, si cambia parere ed orientamento. I principali fatti che sono venuti (tornati) in considerazione, di recente, riguardano la gravissima crisi del debito in Europa, l’evolversi della situazione politica in Medio Oriente ed Africa del Nord, il delicato tema dell’inflazione nel mondo (particolarmente nei paesi BRIC) e le conseguenze del terremoto giapponese.
Altro segnale, certamente degno di nota, riguarda un certo affaticamento che si è percepito nell’andamento dei prezzi dei metalli non ferrosi. Il rame non riesce a guadagnare nuovi obbiettivi rialzisti, perde il suo ruolo di leader del comparto dei metalli di base, mentre i traders spostano rapidamente la loro attenzione su nichel e stagno, poi sull’alluminio ed infine sul piombo. Una sorta di rotazione, insomma, verso metalli che avevano corso di meno, in precedenza, sulla scorta della notizia del giorno o di temi speculativi di breve periodo (ad. es. il calo delle scorte di nichel, il possibile aumento della domanda di piombo per batterie di gruppi di continuità, dopo il terremoto in Giappone, e così via). Di fatto il calo di leadership del rame, in questo momento, deriva, in realtà, dalla latitanza dei compratori cinesi che, a questi prezzi, preferiscono aspettare tempi migliori. La domanda si dirige allora rapidamente verso l’alluminio che, con la complicità dei prezzi petroliferi in rialzo, promette di far meglio. Anche questo secondo fatto, a nostro avviso, nasconde una scarsa solidità della tendenza di certe materie prime, almeno dal punto di vista delle prospettive della domanda reale e dei consumi. Diversa è la situazione se guardiamo alle attuali tendenze del mercato come al risultato di politiche monetarie ancora estremamente generose ed alla costante perdita di potere d’acquisto delle monete, nei confronti dei beni reali. In tal senso, il comportamento del mercato acquisisce una coerenza e ragionevolezza molto diverse e più facilmente comprensibili.
La settimana si è aperta molto male, con crolli diffusi per materie prime ed indici azionari, si è detto sulla base dei commenti di un’agenzia di rating sulle prospettive della situazione americana. Ci pare, tuttavia, che gli operatori stessero aspettando un motivo in più per vendere, fuori da quelli più attesi e verso i quali i mercati sembravano ormai anestetizzati. Crolla tutto, insomma, ma paradossalmente risorge proprio il dollaro, grazie a quelle tipiche ondate d’acquisti (non per scelta ma per necessità) che arrivano nei momenti più difficili.
Un’altra caratteristica del più recente ciclo del mercato finanziario ci pare risiedere nell’assenza di una fase di vera e propria euforia con distribuzione, cosa che sempre caratterizza le ultime fasi di un rialzo. Proprio tale assenza, forse, ha consentito ai mercati delle materie prime e valutari di perseverare nella strada rialzista intrapresa, alla ricerca di un’euforia che ancora non c’è, ma scontrandosi, ad un certo punto, con i limiti naturali del rialzo stesso, che non può continuare all’infinito, senza una correzione significativa.
Vedremo presto, in quanti giorni (o ore) i traders si dimenticheranno della sorpresa americana di ieri, per tornare a scommettere in direzione di ulteriori rialzi.
Le nostre considerazioni, ipotesi, previsioni del mese scorso e di febbraio, sul futuro dei mercati, si basavano su valutazioni relative al rapporto tra rischi e possibili profitti ai prezzi correnti ed in tal senso le consideriamo ancora valide, nonostante la dinamica recente sia stata in senso diverso, soprattutto per quanto attiene ai prezzi petroliferi. Nei prossimi giorni sarà molto interessante osservare le dinamiche del mercato e verificare l’effettiva continuazione della correzione in atto che, qualora diventi realmente significativa, potrebbe portare di nuovo i prezzi a livelli di relativa convenienza.
