Made in Italy, ultimo motore di crescita: nuovo contributo di Emanuele Corsico Piccolini
Paese che vai eccellenza che trovi: a volerla fare semplice questa affermazione sembra non troppo lontana da una realtà che sempre più, nel caso del nostro paese, dimostra che le sacche di eccellenza sono ancora oggi le uniche ancore alle quale provare ad agganciare un sistema produttivo ormai al collasso.
Tanto decantato e un po’ violentato il Made in Italy sembra in ogni caso ancora essere, alla prova dei fatti, uno dei principali motori di sviluppo e certamente contribuisce a mantenere viva la speranza di un futuro rilancio che per lo più resta oggi scritto su analisi di editorialisti ed economisti. Tra i settori interessati dal Made in Italy certamente il comparto moda (tessile, calzaturiero e indotto) riveste un ruolo di primaria importanza e dimostra tutt’oggi, anche e grazie soprattutto all’export, di essere ancora in grado di lanciare segnali incoraggianti in vista di una futura ripresa complessiva.
Sono i dati di fine 2013 a confermare questa tendenza con un più 1,4% in quantità e un più 2,9% in valore (dati Assocalzaturifici sui primi 9 mesi del 2013) che spiegano come, in un anno pur turbolento per il settore, segnali importanti hanno fatto da base per espansioni future soprattutto sui mercati internazionali; è proprio la vocazione all’export del settore moda nazionale, confermata anche dalla tenuta del tessile nel complesso, a rappresentare la certezza migliore dalla quale ripartire pur nella generale incertezza dell’economia globale.
Piccolo, concentrato, eccellente e competitivo: sono questi alcune delle caratteristiche che raccontano quel pezzo di impresa italiana che regge bene davanti alla crisi e da quest’ultima pare paradossalmente uscirne rafforzata. La forza del sistema paese risulta ancora, come appare ben chiaro nel caso del settore della moda, concentrata in produzioni di altissimo livello qualitativo e in gran parte di fattezze artigianali; si prospetta dunque un futuro “piccolo e bello” per il nostro Paese? Se tale analisi risulta difficile se non azzardata appare tuttavia logico comprendere nello specifico ciò che in ultima istanza contraddistingue il Made in Italy, ovvero quel senso di italianità che si traduce in innovatività creativa, sapienza nel processo produttivo, esclusività al consumo.
Che l’industria di medie e grandi dimensioni nel nostro Paese fatichi e non poco è sotto l’evidenza comune ma dietro ciò si nasconde un più ampio problema di competitività del sistema Italia: burocrazia stringente, un’altissima pressione fiscale e un costo del lavoro troppo alto per reggere la concorrenza dei paesi emergenti. Ammettendo che i tre fattori sopra citati siano strutturali almeno nel breve e medio periodo si capisce bene perché il prodotto di largo consumo italiano esca sul mercato ad un prezzo nettamente superiore di quello concorrenziale e che, in linea di massima, proprio per questi fattori sia difficile immaginarsi sviluppo nei prodotti di largo consumo a basso tasso di innovazione e di manodopera specializzata; ne deriva, da questo quadro, che gli unici settori dove la presenza dei tre fattori di freno appare limitata o meno incidente, soprattutto per quanto concerne gli elementi fiscali e di costo del lavoro, risultino essere quelli che riguardano beni di lusso e che concentrino nella propria produzione alta innovatività, ricerca nei materiali e alto capitale umano nella realizzazione, fattori chiave del sistema “Made in Italy” e che danno al nostro Paese un vantaggio comparato rispetto agli altri attori globali ad oggi ancora difficilmente replicabile dai nostri più diretti concorrenti. Le conclusioni ora sommariamente tratteggiate sembrano tuttavia contemporaneamente spiegare parte della congiuntura economica che sta caratterizzando l’Italia e tuttavia contemplare una exit strategy basata sull’attenzione all’altissima qualità e sulla scelta di giocare con consapevolezza la propria partita nella sfida dei marcati internazionali, condizioni che già per molte aziende italiane non sono ipotesi ma una solida realtà, una realtà che può ancora rilanciare l’economia italiana nell’ormai inevitabile scenario globale.
Emanuele Corsico Piccolini
