Mercato dell’Arte e Antiquariato: fiere d’Arte e affini (qualche riflessione dopo Artefiera a Bologna e in attesa di Art Event a Milano)

In attesa di tornare, a breve, sul tema Euro-Dollaro, compiamo una piacevole divagazione, come siamo soliti fare di tanto in tanto, con l’ausilio di professionisti in diversi settori, che collaborano con noi in funzione di una più ampia offerta di servizi a vantaggio dei nostri clienti (e lettori).

Oggi ospitiamo un nuovo  pezzo dell’amica Cristiana Curti a proposito delle fiere d’arte. Un articolo che, per dirla con l’autrice, che abbiamo sentito poco fa e che finalmente rivedremo sabato, “spennella con leggerezza la situazione attuale, assolutamente transitoria e interlocutoria. Servono o non servono? Dopo anni a dire che servono poco, mi rendo conto che invece sono quelle che, se ben fatte (ma per farle bene ce ne vuole) ci possono salvare”.

FIERE D’ARTE E AFFINI

(qualche riflessione dopo Artefiera a Bologna

e in attesa di Flash Art Event a Milano) di Cristiana Curti

Posto che mai davvero si saprà come “va” una fiera d’arte o antiquariato, data l’imprescindibile costante dell’ambiguità nelle risposte dei mercanti che o sono catastrofici o millantano vendite faraoniche (in entrambi i casi mentendo spudoratamente), è necessario registrare che, in tempi di forte crisi e di altrettanto strenuo contrasto da parte dello Stato italiano nei confronti del mercato dell’arte, lo straordinario sviluppo di fiere e fierette (molte inutili, molte pessime) sembrerebbe invece dimostrare una singolare vivacità degli scambi. In realtà, negli ultimi venti anni, complice l’apertura dei mercati orientali
e il loro immediato protagonismo (se nel 2012, dopo un 2011 epocale, l’arte cinese conquista definitivamente il più imponente volume d’affari in asta in contesto globale), lo scambio si è drasticamente spostato verso la fascia alta del collezionismo e verso il consolidamento dell’incanto come medium
preferito per l’acquisto e la vendita d’oggetti d’arte.

Questo, in particolare fuor d’Italia: le nostre leggi pongono freni severi ai
passaggi di mano ufficiali e l’inquadramento delle opere d’arte fra i beni di 
lusso (ascritti nel temutissimo redditometro) fa sì che non tutti i collezionisti siano disposti a palesarsi, preferendo l’acquisto all’Estero, talché emerge il singolare fenomeno per cui la (rara) arte italiana nelle vendite londinesi o newyorkesi procede assai meglio che in Patria, dove invece defunge lentamente in un’agonia quasi senza scampo. Tuttavia, se le Italian Sales ancora fanno parlare di sé (pur con minor frizzo del passato), ben poche (e, quelle poche, raramente importanti) sono le gallerie straniere che trattano e diffondono l’arte italiana antica, moderna e contemporanea.

Le fiere d’arte tentano di contrastare ovunque il sentimento del tempo e di far riaffermare, giustamente, la fascia media e medio-bassa che sono in verità l’ossatura del futuro collezionista e costituiscono lo zoccolo duro per lo sviluppo più corretto dello scambio.
Ma, invece di incrementare un sano rapporto fra il (futuro) collezionista e il  procedimento dell’acquisto dell’opera, da qualche tempo, specialmente in 
Italia, ma anche altrove e con sempre maggior entusiasmo, le fiere si ammantano di un “cappello” culturale che imbastardisce lo scopo ultimo della fiera stessa, ovvero “vendere e comprare”.

Questo per me è il segnale più acuto dell’ormai palese sudditanza di un 
mercato che teme se stesso e che è obbligato a rabbonire l’Ente Pubblico 
coinvolgendo (con gran sollucchero del pubblico e malcelata sopportazione dei 
mercanti) Istituzioni e direttori di Musei e Spazi culturali, curatori e collezionisti nella preparazione di una serie di attività collaterali che distolgono l’attenzione dall’oggetto del contendere. Del resto, l’Assessore non partecipa a una manifestazione che ha come funzione quantificare il valore dell’opera d’arte e promuoverne lo scambio tra privati: ma, se è garantita la presenza del Direttore del Museo Civico, può permettersi di mostrare la sua stimata persona. La commistione è talmente radicata che sembra difficile notare differenze fra alcune fiere di provincia e le ultime tendenze curatoriali del déballage istituzionale (come è accaduto al Padiglione Italia della passata Biennale di Venezia e padiglioni diversi), che tendono a confondere consapevolmente i ruoli con un curioso procedimento à rebours che fa riflettere. 

Ciò accade perlopiù – escludendo la sempre ottima e irraggiungibile Art Basel 
– con diversa modulazione delle “indebite intromissioni” in quasi tutte le 
fiere di arte moderna e contemporanea in Europa e in particolare in Italia, 
eventi di costume (di prestigio) più che di denaro, anche se qualche risultato è 
sempre garantito dalla ribalta piccola o vasta che sia (quando mai riesci a ottenere la garanzia di 50.000 passaggi davanti al tuo stand in quattro giorni come accade ad Artefiera?). E l’arrivo, da qualche anno a questa parte, delle cosiddette Affordable Art Fairs non si sottrae alla medesima equazione “coinvolgo il curatore”=”fiera di qualità”. 

E’ da notare invece che la crescita o almeno la buona tenuta delle fiere rivolte a un collezionismo più colto e consapevole (quelle di antiquariato in particolare – 
con la punta del TEFAF di Maastricht, la più varia sulle eccellenze in arte, ma anche della straordinaria Biennale dell’Antiquariato di Parigi – , del libro, 
di fotografia) si deve alla necessità di ritrovare serietà di prestazioni all’interno dello scambio e soprattutto “conoscenza”, ovvero quel know how unico e 
personalissimo appannaggio del collezionista e del mercante che davvero, aldilà della cifra sborsata per l’oggetto amato, ritorna protagonista e ridona gusto non solo alla transazione ma anche al possesso e al desiderio di ancora 
acquistare per costruire qualcosa che forse – un giorno – sarà una collezione 
vera e propria.

Non è detto che, sulla scorta di queste considerazioni, anche le fiere di arte contemporanea che puntino sulla qualità del mercante e delle proposte, più che sulla kermesse in genere (Artissima a Torino è un buono spunto per l’Italia, benché anch’essa succube dell’ingerenza del burocrate di  turno), abbiano un buon risultato. Per questo motivo, sempre parlando dei nostri confini, sarà interessante osservare i risultati della nuova fiera proposta, in totale – forse salubre – controtendenza, da Flash Art a Milano dal 7 al 10 di febbraio 2013 al Palazzo del Ghiaccio, che si fregia della presenza delle più importanti gallerie nazionali del settore, alcune delle quali negli ultimissimi anni hanno via via disertato i circuiti di ArteFiera e MiArt, che ancora lottano per recuperare i fasti perduti, non solo per via della crisi.

Cristiana Aspesi Curti

Cristiana Aspesi Curti: laureata in numismatica greca a Venezia, collaboratrice di case d’Asta e giornalista sui temi di arte, arti decorative, collezionismo e mercato. Perito d’arte moderna, archeologia e antiquariato presso la Camera di Commercio di Venezia. Collaboratrice di www.mercatiefuturo.com curato da Mario Galli e www.arslife.com, diretto da Paolo Manazza (editorialista del Corriere della Sera ed esperto di mercato dell’arte).

Ricordiamo che potete contattare Cristiana Curti per perizie, consulenze, pareri e previsioni, scrivendo a:

mg@mercatiefuturo.com

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