METALLI INDUSTRIALI IN CADUTA, PESA LA CINA, MA PER QUALI RAGIONI?

Le ragioni della discesa, questa volta, c’entrano poco con i dati economici e con i fondamentali specifici, occorre guardare altrove

 

Molti operatori si stanno ancora interrogando sul rapido cambio di direzione per i prezzi dei metalli industriali, nei giorni scorsi. Ferrosi e non ferrosi, infatti, accomunati da un medesimo destino, sembrano aver perso, all’improvviso, l’ottimo tono ritrovato negli ultimi tempi e, con la sola eccezione dell’alluminio, stanno dirigendosi verso sud.

 

Gli esperti hanno attribuito la correzione ancora in atto soprattutto alle prospettive di ristrutturazione e razionalizzazione dell’industria cinese, anche per ragioni ambientali, o al forte rialzo del dollaro. Altri hanno cercato le ragioni della caduta nei fondamentali specifici di ciascun metallo, senza poter aggiungere molto, almeno di nuovo.

 

Quanto alla prima ragione, la cosa è apparsa paradossale, visto che proprio i tagli produttivi e la ristrutturazione dell’industria cinese erano stati tra le ragioni più citate, in precedenza, per spiegare il rialzo del mercato dei metalli industriali.

 

In riferimento al dollaro, certo il suo recente apprezzamento, può aver influito negativamente e accelerato il movimento ribassista, ma non sembra corretto attribuire a tale fatto una discesa del mercato così diffusa e ampia, in presenza di immutate condizioni sia per l’economia cinese che, più in generale, per i mercati internazionali.

In realtà, in questa occasione, lo sguardo deve rivolgersi altrove, scrutando la situazione cinese dall’alto e indipendentemente dal mondo delle materie prime o dei metalli stessi.

 

La caduta dei prezzi di tutti i metalli industriali, ferrosi e non ferrosi (ad eccezione, ripetiamo, dell’alluminio), sembra legata al diffondersi di tensioni relative alla discesa dei corsi dei titoli di stato cinesi, con impennata dei rendimenti.

 

Forti vendite, infatti, stanno caratterizzando il mercato dei titoli governativi, facendo salire i rendimenti al massimo da tre anni e, più di recente, le tensioni  hanno iniziato a trasferirsi ai mercati azionari cinesi.

 

Più di un operatore ha temuto il ripetersi del sell-off avvenuto in maggio 2017, quando fu l’impennata dei tassi interbancari in Cina a portare un’ondata di liquidazioni sui mercati dei metalli.

 

Altri, più pessimisti, preferiscono tenersi lontani dal mercato, paventando più gravi turbolenze future, effetto di una montante avversione al rischio e dell’auspicato “deleveraging” dell’economia e dei mercati cinesi.

 

Alcuni sperano che gli indicatori PMI cinesi di ottobre, di cui è ormai imminente la pubblicazione, possano risollevare le sorti del comparto.

 

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