Metalli industriali, l’incertezza domina il mercato

Le prospettive poco chiare e l’incertezza che dominano l’economia mondiale sono tornate a condizionare negativamente i prezzi dei metalli ferrosi e non ferrosi.

L’entusiasmo che aveva spinto i valori di queste materie prime ad un forte recupero, dalla scorsa primavera, si sta scontrando con una situazione internazionale di estrema complessità che, di nuovo, riporta allo scoperto, come cruda verità, che il sostegno ai prezzi dei metalli visto durante il 2014, potrebbe esser stato frutto, ancora una volta, di fattori di natura finanziaria (investimenti e speculazioni dei fondi, politiche monetarie), più che di prospettive di una robusta domanda per consumi reali.

Sintetizzando al massimo e senza alcuna pretesa d’esaustività (in questa sede), proveremo ad elencare alcuni fattori che, negli ultimi tempi, sono ritornati allo scoperto, facendo declinare sensibilmente i prezzi di tutti i metalli industriali.

La situazione Cinese

La situazione cinese, in primo luogo, continua ad essere difficile, ambigua, enigmatica, tanto da far titolare al Wall Street Journal:

“Momento della verità per la Cina: Riforme Finanziarie o Crescita?”

Il modello di sviluppo adottato sin qui dal colosso asiatico (basato sull’export, sul settore manifatturiero e sul connubio tra mercato immobiliare e finanziario) non regge più, in un mondo profondamente mutato, dopo la crisi del 2008; per continuare a crescere occorre cambiare, ma il cambiamento è gravido di rischi che l’establishment teme fortemente, per la congiuntura e la stabilità sociale del Paese. La situazione è bloccata, gli sviluppi a breve termine difficilmente prevedibili, come appare anche da questa breve video-intervista ad un esperto in materia di Cina ed investimenti come Alberto Forchielli:

L’economia Cinese drogata da Pechino

I mercati dunque potrebbero aver continuato a sottovalutare il fattore Cina, non avendone compreso profondamente i rischi per il futuro. Le inchieste recenti a proposito delle diffuse pratiche di utilizzare metalli ed altre materie prime quali strumenti per ottenere finanziamenti e credito, fuori da qualsiasi logica di domanda per consumi reali, sono anche un esempio interessante di come certe distorsioni del sistema cinese possano creare confusione e false apparenze (in tema di domanda) della realtà economica. Si veda, ad esempio, il recente articolo del South China Morning Post:

“Qingdao Port says 400,000 tonnes of metals involved in financing fraud”

Il rallentamento dei cosiddetti BRICS

Oltre alla situazione cinese c’è quella dei BRICS, altra spina nel fianco per il mercato delle materie prime. Fino a qualche anno fa i pronostici sullo sviluppo futuro di questi Paesi destinati, a detta di tanti esperti,  a trainare l’economia mondiale, sostituendo le maggiori economie occidentali, portò ad uno straordinario sovrainvestimento nel settore minerario che oggi, alla luce di una situazione decisamente mutata, sembra aver perso parte della sua giustificazione, col rischio che gli eccessi di produzione finiscano per creare una situazione di eccessivo squilibrio nel rapporto domanda-offerta, a vantaggio di quest’ultima.

La geopolitica

L’aggravarsi della situazione del quadro geopolitico mondiale, già palpabile negli scorsi anni e inequivocabile segno della ridefinizione degli equilibri di potere nel mondo non aveva avuto ripercussioni negative sulle quotazioni dei metalli, se non per periodi brevissimi. Oggi, al contrario, la crisi nata in Ucraina, con i suoi effetti pesanti sull’economia europea, manifesta ben altra potenzialità di deprimere i valori delle materie prime più legate ai cicli economici.

Il fattore dollaro

L’apprezzamento dei metalli industriali (e, più in generale di materie prime e metalli preziosi) nel corso di oltre un decennio del nuovo secolo è avvenuto in coincidenza di un costante indebolimento del dollaro che spingeva la massa di moneta in circolazione a cercare impieghi che potessero compensarne la svalutazione. L’attuale apprezzamento del dollaro americano verso l’euro e le altre monete sta tornando ad imporsi anche sul mercato di quei beni reali che, in precedenza, erano visti come rifugio dalla svalutazione monetaria. Temporanea o meno che sia questa tendenza, è evidente che l’inversa correlazione che storicamente lega materie prime e dollaro sta ritornando a prendere piede, contribuendo, in modo evidente, ad appesantire i prezzi delle commodities, così come il sentimento di traders e investitori nei confronti di detto comparto.

Nei nostri prossimi Report mensili del 29 settembre verificheremo nuovamente le nostre previsioni a 12 mesi sul futuro andamento dei metalli industriali, in base ai fatti più recenti destinati a influire sul mercato.

Per il momento l’andamento del mercato ha rispettato i pronostici formulati in gennaio per i nostri clienti.

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