Il rimbalzo prende maggior vigore: quali prezzi a fine 2011?

Banche centrali in soccorso dei mercati, niente di nuovo! Necessità impellente, a quanto pare, di fornire nuova liquidità. E la Cina comincia a ridurre la riserva (ripetutamente incrementata in precedenza) come ci attendevamo da inizio estate. La Cina preferisce di regola agire sul coefficiente di riserva frazionaria, piuttosto che sui tassi, allo scopo di evitare ulteriori motivi di appetito verso lo yuan, in un contesto di tassi prossimi a zero, nei maggiori paesi del mondo ed avendo sempre  il serio problema di frenare il potenziale apprezzamento della propria moneta.

Non spenderemo parole sulla cronaca odierna, visto che sono già stati versati fiumi d’inchiostro. Ovvia, peraltro, la considerazione che manovre simili ben manifestano, a nostro avviso, la perdurante fragilità della situazione finanziaria internazionale (e la presenza di squilibri irrisolti) al di là delle euforiche  impennate dei mercati e dell’umore dei traders.

Andiamo subito alle prospettive dei mercati stessi e ricordiamo la previsione della scorsa settimana di un sensibile rimbalzo per tutti gli assets, dall’azionario all’obbligazionario, alle materie prime, all’euro. L’euro si è oggi riportato oltre 1.3500 come ipotizzato e potrebbe cominciare ad avere la vita meno facile sopra 1.3580.

I prezzi di metalli non ferrosi e petrolio sono in forte ascesa anche per effetto trascinamento delle ricoperture di posizione di coloro che erano ancora posizionati al ribasso. Il petrolio (WTI) varca di nuovo l’importante valore di 101 preludio ad ulteriori rincari, almeno in teoria, vista la fuga in massa, nelle scorse settimane allorché toccò 103.38. In ogni caso, per il momento, sotto quota 92 non lo vedremmo, nella direzione opposta.

Occorre ricordare, per chi se lo fosse dimenticato, che la presenza di condizioni monetarie eccezionali e tassi zero è stata ed è ancora la più potente ragione di spinta ai prezzi di tutti i beni ed in particolare di quelli reali. Detto ciò, in ragione degli avvenimenti odierni, continuiamo con una breve nota sui metalli non ferrosi (prezzi LME a 3 mesi): a questo punto il rame dovrebbe cominciare a trovare ostacoli in zona 8.090$, l’alluminio a quota 2.130 – 2.160$, il nichel sopra 18.100$, zinco e piombo,  rispettivamente sopra 2.110 e 2.150$.

Sulla situazione generale occorre mettere in guardia ancora una volta: accadimenti come quello di oggi sono prova di gravi difficoltà ed irrisolti squilibri, ma ora il mercato ha il vento a favore, interrompendo finalmente una troppo lunga serie di sedute negative. Ancora per quanto? Probabilmente il tempo necessario per riequilibrare il sentimento, eccessivamente pessimistico e rigonfiare i prezzi di conseguenza, prima di altre scosse. Non stupirebbe, tuttavia, se anche la situazione favorevole continuasse ancora un po ed i problemi si ripresentassero nelle loro ingombranti dimensioni a dicembre inoltrato, oppure durante le festività, con mercati meno liquidi ed impreparati a certi avvenimenti, nel clima natalizio. In fondo nel 2011 il mercato si è davvero accorto della gravità della situazione internazionale solo ad estate inoltrata, seguendo uno schema non raro, peraltro, secondo il quale spesso certi eventi gravi si presentano più facilmente in momenti di minor liquidità ed operatori psicologicamente meno preparati a simili cose.

Per il futuro è lecito attendersi altre giornate difficili ed altre ancora come oggi ma, a nostro avviso, è bene prepararsi anche a novità interessanti sul versante americano, che tornerà ad essere centro dell’attenzione per le future politiche della Fed. Con la crisi che dilaga in Europa e la Cina che rallenta, l’ipotesi più verosimile è che di nuovo i supporti giungano dall’America e che quest’ultima ritrovi qualche ruolo guida che ancora fino a non molto tempo fa si diceva avrebbero avuto i BRICS o la Germania, nel tentare di trascinare il mondo fuori dalle secche del rallentamento economico.

La variabile valutaria, inoltre , sarà di grande importanza. Del tutto evidente che, in questo scenario, è solo chi svaluta la moneta che riesce a riprendersi, come provano le cautele cinesi verso possibili rivalutazioni dello yuan e le pesanti difficoltà economiche del Giappone con lo yen ai massimi. In tal senso appare davvero bizzarro il comportamento dell’euro, ancora a livelli storicanmente estremi, con la crisi in atto in Eurozona. Ma allora da che cosa dipende questa perdurante forza della moneta unica europea?

Le nostre previsioni, come noto, sono riservate ai clienti ed in particolare quelle di lungo periodo. In questo sito siamo soliti pubblicare qualche particolare tratto da quelle di breve termine.

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